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08/12/2009

Le rinnovabili per il termico

L’Unione Europea si è posta obiettivi molto stringenti per lo sviluppo dell' ’efficienza energetica, alle fonti rinnovabili e alla riduzione delle emissioni di CO2. Un articolo di Dario Di Santo della FIRE affronta la questione dal punto di vista dell'impiego delle biomasse per la produzione di energia termica.

Per l’Italia si tratta di raggiungere al 2020 il 17,0% di produzione da fonti rinnovabili rispetto ai consumi finali lordi, passando per un 7,6% al 2011-2012 e un 8,8% al 2015-2016 e partendo da un 5,2% al 2005 (direttiva 28/2009/CE).

Quanto questo obiettivo sia ambizioso dipende dalle condizioni al contorno e in particolare dall’andamento della domanda finale di energia. La crisi finanziaria del 2008 se da un lato ha tolto risorse e serenità, dal punto di vista degli obiettivi del 20-20-20 ha dato sicuramente una mano.

La riduzione dei consumi non è l’unico modo di rendere più facile e vantaggioso il raggiungimento degli obiettivi sulle fonti rinnovabili: la nuova direttiva ha avuto il merito di portare in evidenza le cosiddette rinnovabili termiche (solare termico, pompe di calore e usi termici di biomasse e geotermia). A parte le pompe di calore, che finora non erano state conteggiate in questo ambito, le altre soluzioni non costituiscono certo delle novità, ma l’assenza di un quadro di incentivazione forte le aveva mantenute in ombra rispetto alle cugine elettriche, ben più note e discusse.

L’utilizzo termico delle fonti rinnovabili presenta però dei vantaggi innegabili, che ne suggeriscono una maggiore considerazione:

- hanno un potenziale maggiore
- costano meno a parità di benefici forniti
- garantiscono un migliore sfruttamento della risorse disponibili.

Con un 1 kg di cippato di legna si possono ottenere circa 1 kWh elettrico o 4 kWh termici, con un rendimento che passa dal 10-20% del primo caso al 70-90% del secondo. Con un metro quadro di pannelli solari termici si riescono a produrre circa 600-800 kWh termici, mentre lo stesso metro quadro di fotovoltaico non supera i 100-200 kWh elettrici, con un rendimento che passa all’incirca dal 60% al 15%. Il tutto a costi minori.

Questo non vuol dire che non siano da promuovere gli usi elettrici delle fonti rinnovabili, che sono peraltro essenziali e inevitabili (anche in considerazione delle caratteristiche della domanda e della comodità d’uso del vettore elettrico), ma che attraverso un uso accorto degli usi termici si possono raggiungere gli obiettivi a costi inferiori e, soprattutto, si promuoverebbero tecnologie nelle quali l’industria italiana ha una produzione importante, al contrario di quanto riguarda le fonti rinnovabili elettriche e il nucleare.

Per trasformare in opportunità gli obblighi del pacchetto clima dell’Unione occorre porre attenzione ai seguenti punti, tenendo presente che le biomasse rappresentano lo zoccolo duro delle fonti rinnovabili termiche (il rapporto con le altre soluzioni è di circa 4 a 1):

- è necessario istituire un’agenzia dedicata agli usi termici delle fonti rinnovabili per monitorare il mercato, promuovere le buone pratiche, gestire al meglio gli incentivi collegati e supportare le istituzioni nelle scelte di politica energetica;

- è essenziale sostituire gli usi inefficienti delle fonti (e.g. caminetti per le biomasse) con le tecnologie più efficienti oggi disponibili, per migliorare l’utilizzo di risorse che comunque sono limitate, per fare uscire dal nero quantità considerevoli di legna (circa 4,4 Mtep secondo un’indagine ENEA del 2000) e per migliorare gli aspetti ambientali;

- occorre promuovere la diffusione di combustibili tipizzati e con caratteristiche omogenee (e.g. pellet di qualità) per il mercato dei piccoli impianti, sia per migliorare l’efficienza di combustione, sia per ridurre i problemi legati alle diossine e ai metalli (che con i caminetti costituiscono un problema);

- i 9 Mtep di biomasse, come evidenziato dal Presidente dell’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas di recente, nel residenziale si possono confrontare con i circa 20 Mtep di consumi di gas; ciò significa che anche una destinazione del 50% alle utenze domestiche dovrebbe comportare il coinvolgimento dei distributori di gas e gasolio, pena un probabile ostruzionismo; tale coinvolgimento si accompagnerebbe bene con l’esigenza per tale settore di passare da un’offerta artigianale ad una industriale di servizi per la fornitura di calore da biomasse (installazione e manutenzione caldaie, distribuzione del pellet, raccolta ceneri, etc);

- bisogna sviluppare le filiere nazionali, dal recupero boschivo alle colture dedicate, come la short rotation forestry, dalle potature ai residui agricoli.
 

Quello che più conta, in un mercato che ha evidenziato una forte crescita negli ultimi anni, è stabilire un quadro di regole chiare e stabili, basate su obiettivi credibili. Ciò aiuterà a raggiungere i risultati attesi molto più degli incentivi cospicui finora profusi dal legislatore in varie occasioni, ma poco efficaci perché utilizzati più per compensare le barriere burocratiche e di sistema che per coprire gli extracosti delle tecnologie.

Tratto da un articolo di Dario Di Santo (FIRE),  pubblicato da greenenergysolution  in data 03/12/2009



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