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22/02/2010

Le foreste che spariscono

Ogni anno scompaiono 13 milioni di ettari di foreste, ovvero 36 campi da calcio al minuto. Quasi la meta’ delle foreste che si trovavano in origine sulla terra sono andate perdute e per gli ambientalisti quelle che rimangono “hanno un futuro molto incerto”.

Lo sfruttamento eccessivo delle risorse legnose, il taglio illegale per l’agricoltura estensiva e l’allevamento e il commercio del legname sono, ribadiscono gli ambientalisti, “le cause principali della perdita di foreste primarie in diverse aree del nostro pianeta, e questo comporta anche un progressivo avanzamento dei processi di desertificazione, che sottraggono suolo fertile anche alle attivita’ agricole tradizionali e quindi impoveriscono sempre di piu’ le popolazioni locali e non solo”. E anche l’Italia ha le sue responsabilita’.

L’Italia, afferma il WWF, “rappresenta uno dei maggiori mercati al mondo di legname tropicale, con rilevanti quantita’ di legname importato in particolare dal Bacino del Congo, dall’Indonesia e Malesia e dal Sudamerica. Sul mercato europeo rappresentiamo i primi partner commerciali per alcuni Paesi in via di sviluppo e i piu’ grandi mercati in termini di importazioni specifiche, anche da aree dove la deforestazione avanza piu’ rapidamente”.

“L’industria italiana della lavorazione e trasformazione del legname, per arredamento, carta ma anche centrali a biomasse, costituisce - aggiunge ancora - un’importante porzione del settore produttivo nazionale con un indotto di miliardi di euro e l’occupazione di centinaia di migliaia di persone”. “I paesi in via di sviluppo hanno dimostrato il loro impegno, ma e’ da Paesi come l’Italia che devono ora piu’ che mai arrivare azioni serie e responsabili” sottolinea ancora Massimiliano Rocco. “Oggi piu’ che mai -aggiunge- l’impegno del Governo e dell’industria del settore deve mirare con atti concreti a rendere il mercato italiano un mercato certificato e sostenibile, dove ci sia un misurabile impegno a contrastare il commercio di legname illegale e a promuovere solo prodotti certificati.

Basterebbe così poco. Con un pò di lungimiranza politica ed un minimo di investimenti il legno potrebbe essere facilmente coltivato nelle vicinanze delle nostre industrie. La coltivazione del pioppo a ciclo breve è infatti una invenzione del nostro Paese, un modello che funziona ed è esportato in tutta Europa. Non sarà certamente un legno di pregio, ma potrebbe diventare una vera occasione di sviluppo. La sua coltivazione diffusa consentirebbe di realizzare centinaia di micro filiere che potrebbero dare veri impulsi all'economia locale. Parliamo di agricoltori, vivaisti, contoterzisti, artigiani ed industriali del territorio. Un indotto sicuramente nazionale e sicuramente superiore a quello procurato dagli incentivi del fotovoltaico.      

 



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