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04/03/2010

I biocarburanti costeranno meno

I biocarburanti ottenuti dalla cellulosa (ossia la cosiddetta “seconda generazione”) non sono ancora riusciti a essere competitivi commercialmente, a causa dei costosi processi di produzione. Ma una importante novità potrebbe arrivare dal Dipartimento di Biologia dell' Università La Sapienza di Roma.

La rivista scientifica PNAS ha recentemente pubblicato uno studio del Dipartimento di Biologia dell' Università La Sapenza di Roma che apre un'importante strada all'abbattimento dei costi di produzione dei biocarburanti.

“Nel nostro laboratorio - spiega Felice Cervone, a capo dell'equipe di ricercatori impegnati nella ricerca - studiando le interazioni tra i microrganismi patogeni e le piante, abbiamo compreso come poter modificare la struttura della parete cellulare vegetale in modo tale da rendere più semplice l'estrazione degli zuccheri”.

L'idea di Cervone è stata quella di modificare la pectina come normalmente fanno i microrganismi che attaccano i tessuti vegetali, con il risultato di rendere le cellule più trattabili per la bioconversione industriale. Infatti, le pareti cellulari rappresentano il 70-80% delle cellule vegetali e sono in grado di fornire la quantità di zuccheri necessaria alla produzione di bioetanolo. Dal punto di vista strutturale la parete è composta da fibrille di cellulosa intrappolate in lunghe catene di polisaccaridi chiamate emicellulose che sono tenute insieme, a loro volta, da un altro polisaccaride, la pectina, che funziona da “collante” per mantenere molto compatta la parete. Proprio la compattezza della struttura rende difficile e dispendioso dal punto di vista economico l'ottenimento e l'estrazione degli zuccheri semplici da utilizzare per la fermentazione alcolica. “Utilizzando due differenti approcci di tipo genetico – spiega ancora Cervone - siamo riusciti a ottenere piante maggiormente predisposte al processo di saccarificazione”.

Il primo approccio è stato di tipo genetico: inserendo nelle cellule vegetali un gene espresso normalmente nei funghi, i ricercatori hanno potuto inibire attraverso di esso il processo che consente il legame pectina-emicellulosa. Il secondo metodo ha, invece, previsto la somministrazione alla pianta di una sostanza in grado di inibire la reazione chimica che porta al legame in precedenza citato. Risultati che, tradotti sul piano industriale, limiterebbero non poco i costi di lavorazione per la produzione biocarburanti.



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