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06/10/2009

Biomasse a Ravenna, si va avanti

Marcia senza soste il progetto di PAER (Produzioni Agricole Energetiche Romagnole) per installare una centrale termoelettrica alimentata a biomasse nelle campagne di Torri di Mezzano, in provincia di Ravenna

L’iniziativa è però tuttora ostacolata dall’amministrazione comunale di Ravenna.

E’ finanziata dal gruppo di Giovanni Tampieri, presidente provinciale degli Industriali, e da un pool di operatori che fanno riferimento a Confagricoltura di Ravenna.

Il progetto originario è stato esaminato dalla conferenza dei servizi insediata appositamente in Regione. I rilievi tecnici e urbanistici sollevati in quella sede, assieme alle osservazioni di privati e istituzioni, sono stati girati ai proponenti. E nei giorni scorsi la conferenza è tornata a riunirsi per esaminare gli aggiornamenti presentati da PAER.

La società ha risposto a tutte le osservazioni e ha apportato ulteriori miglioramenti al progetto originario. Le novità più importanti sono tre. La centrale di Torri di Mezzano — che sulla carta nasce per generare 28 megawatt elettrici e 90 termici dalla combustione di biomasse vegetali — potrebbe dunque installare un sistema supplementare di filtraggio per neutralizzare gli eventuali inquinanti in uscita dalle caldaie di combustione.

Il secondo punto riguarda l’approvvigionamento idrico: i prelievi di PAER non avverrebbero più da pozzi ma direttamente dall’acquedotto industriale che già serve le aziende ravennati del polo chimico. In terza battuta il gruppo di imprenditori si impegna a non utilizzare più piantagioni di canna per ricavare la materia prima necessaria alla combustione, ma pioppi: questa modifica genera benefici sul piano colturale, visto che il terreno interessato subirebbe meno stress, sul piano visivo, con le piante che costituirebbero un filtro verde e ambientale per il maggior assorbimento di anidride carbonica. La proposta di PAER è integrata con dieci ettari di serre per ortaggi e pomodori di alta qualità, che verrebbero prodotti tutto l’anno grazie al calore residuo dell’impianto principale. L’investimento si aggira sui 60 milioni di euro.

I miglioramenti apportati al progetto sul piano tecnico non rimuovono però l’ostacolo principale, che è di natura urbanistica. Nelle ‘osservazioni’ con cui il Comune ha risposto negativamente a PAER  si sottolinea il fatto che il Piano strutturale comunale non prevede impianti energetici di quella taglia in zone agricole. In sede di conferenza dei servizi, PAER ha obiettato che le previsioni negative del PSC non sono sufficienti a far saltare il progetto. Su questi temi dovrà esprimersi la conferenza dei servizi che farà conoscere il ‘verdetto’ finale probabilmente entro la fine del mese di ottobre.

«Il nostro è il miglior progetto in Italia nel campo della produzione di energia elettrica da biomasse. E’ il più avanzato e il più compatibile sul piano ambientale» insiste Giovanni Tampieri. Il gruppo dell’imprenditore faentino controlla il 50 per cento delle quote di PAER. «Anche sul piano societario — aggiunge — la nostra è una iniziativa di ‘punta’ perché impegna con quote paritarie industriali e produttori agricoli. Noi insistiamo nel ribadire che la legge è dalla nostra parte perché si tratta di un insediamento di pubblica utilità che può essere insediato anche in un contesto agricolo. So che il Comune di Ravenna la pensa diversamente e non ho intenzione di fare polemica con il sindaco Matteucci, ma desidero solo ribadire la validità sotto ogni punto di vista di questa iniziativa».

La ‘patata bollente’ è ora nelle mani della conferenza dei servizi regionale.

(da il Resto del Carlino di Ravenna del 28.09.2009)



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