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05/03/2010
A proposito di pannelli truciolari
In Italia si producono complessivamente circa 4.500.000 metri cubi di pannelli truciolari all'anno, impiegando oltre 3.000.000 tonnellate/anno di rifiuti e di sottoprodotti legnosi che vengono per la gran parte importate dalla Germania, Svizzera, Francia ed Austria, che pur avendo sviluppato livelli diversi di raccolta differenziata non dispongono della tecnologia necessaria per il riciclo del legno.
L'attuale carenza di materia prima da impiegare nel settore del riciclo è anche dovuta all'attuazione di politiche di incentivazione della produzione di energia da fonti rinnovabili, le quali, se da una parte favoriscono la riduzione dell'utilizzo dei prodotti petroliferi, dall'altra creano uno sperequazione che potrebbe risultare dannosa per la filiera del mobile.
I produttori di pannello truciolare, avendo difficoltà a reperire sul mercato la materia prima, sono costretti a importarla dall'estero con un aggravio dei costi di approvvigionamento; da ciò ne deriva l'innalzamento dei prezzi di vendita dei pannelli e l'indebolimento della capacità competitiva della filiera del legno a favore di quella estera.
L'incentivazione economica alla produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili consente ai soggetti beneficiari di tale incentivazione di proporsi sul mercato di approviggionamento dei sottoprodotti del legno con una superiore potenzialità economica di acquisto rispetto ai soggetti che operano nella filiera del mobile. E ciò crea uno squilibrio di mercato.
In merito a quanto sopra le Commissioni X e XIII della Camera hanno sottoposto al Governo una risoluzione congiunta di cui è primo firmatario il deputato leghista Giovanni Fava. Con questo documento si chiede al Governo di:
- adottare le opportune iniziative per la realizzazione di un programma di individuazione e di monitoraggio delle centrali elettriche a biomasse esistenti e in corso di realizzazione sul territorio nazionale fatti salvi gli interessi degli operatori agricoli rientranti nell'ambito della filiera corta
- a programmare l'autorizzazione di nuovi impianti alimentati a biomasse, tenendo conto delle necessità del sistema produttivo a cui le biomasse facevano riferimento e assegnandone priorità agli utilizzi tradizionali
- ad assegnare ad un organismo di controllo nazionale il compito della determinazione delle quantità di biomasse necessarie ai riciclatori, con l'obiettivo di eliminare o ridurre le importazioni dall'estero dei rifiuti o sottoprodotti del legno, a vantaggio del sistema industriale del mobile".
E noi ci chiediamo: e a favorire la coltivazione del legno a rapida e media rotazione nel territorio no?
Una vecchia abitudine delle lobbie nazionali porta sempre prima a cercare di limitare le attività altrui che favorire lo sviluppo di quelle nuove.




